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Recupero Palazzo Carcano

  • Luogo

    Trani | BT | Italia

  • Committente

    Comune di Trani

  • Anno

    2021

  • Architettura

    Bodàr
    Edoardo Fanteria
    filoferro architetti
    Milena Petkovic

  • Strutture

    AEI progetti

  • Impianti

    Consilium

Status
Concorso di progettazione

Il progetto per Palazzo Carcano si inserisce nel sistema di relazioni tra il Castello e la Cattedrale di Trani, landmark che misurano lo spazio costiero. L’intervento prevede il recupero del manufatto esistente e un ampliamento che ricuce il fronte urbano, ponendosi come contrappunto linguistico alle preesistenze. Il rapporto tra nuovo e antico è risolto con una sintassi paratattica: un volume autonomo che “levita” sui resti archeologici. Uno iato fisico funge da giunto diacronico, trasformando il vuoto in uno spazio architettonico che segna la distanza temporale tra le parti e alimenta il desiderio di scoperta del sottosuolo.Lo spazio di giunto configura un percorso di compressioni e dilatazioni tipiche della trama urbana di Trani. Il nuovo volume funge da dispositivo percettivo, culminando in una copertura belvedere sul mare.

La materia sospesa

HIATUS

Lo spazio che viene utilizzato come elemento di giunto tra nuovo ed esistente è configurato, su entrambi i fronti, come accesso ad un percorso che riproduca alcune condizioni della trama urbana di Trani, caratterizzata da una sequenza di compressioni, che premono lo spazio verso l’alto, e dilatazioni che lo aprono improvvisamente verso l’infinito. La percorrenza che si ottiene grazie ai due accessi, ricavati in corrispondenza dei vuoti di separazione, coinvolge tanto l’edificio quanto i resti in un circuito di trilaterazioni, connettendoli al Castello e alla Cattedrale e riproponendo il rapporto tra spazio luce e materia esperibile all’interno del sistema urbano e dei suoi monumenti architettonici. La stessa distanza tra i corpi esistenti, l’ampliamento e i resti evoca quella distanza critica,  capace di determinare una tensione attrattiva tra gli edifici del nucleo storico di Trani. Il volume si configura come un dispositivo percettivo che, oltre a rievocare alcune spazialità urbane, stabilisce, attraverso sguardi orientati e la sua copertura, l’incontro con l’intorno.
Il principio che governa l’intervento sul palazzo tende ad evidenziare la qualità dello spazio interno come cavità plasmata per l’ingresso della luce, la cui rifrazione sugli spazi voltati ne afferma l’assolutezza formale. L’apertura di nuovi ingressi e la connessione con il nuovo volume e i resti, restituisce al Palazzo un maggior grado di porosità che mette la corte interna in relazione con gli spazi pubblici circostanti, assumendo un inedito grado di urbanità. L’intento è quello di svelare le qualità occultate dell’edificio, fino al disvelamento di dettagli incastonati e fagocitai dalle mura esistenti, come nel caso di un resto presente nello spazio compreso tra la scala e la sala di attesa delle aule al piano terreno.

HIATUS

The space used as a connecting element between the new and the existing is configured, on both sides, as an access point to a route that replicates certain characteristics of Trani’s urban fabric, characterised by a sequence of compressions that push the space upwards, and expansions that suddenly open it up towards infinity. The route created by the two access points, situated at the separation gaps, involves both the building and the ruins in a circuit of trilateral connections, linking them to the Castle and the Cathedral and re-establishing the relationship between space, light and matter as experienced within the urban system and its architectural monuments. The very distance between the existing structures—the extension and the ruins—evokes that critical distance, capable of creating an attractive tension between the buildings of Trani’s historic centre. The volume functions as a perceptual device which, in addition to evoking certain urban spatialities, establishes, through directed views and its roof, an encounter with the surroundings.
The principle governing the intervention on the building seeks to highlight the quality of the interior space as a cavity shaped to admit light, whose refraction upon the vaulted spaces affirms its formal absoluteness. The creation of new entrances and the connection with the new structure and the ruins restores a greater sense of openness to the palace, linking the inner courtyard with the surrounding public spaces and giving it a new sense of urbanity. The aim is to reveal the building’s hidden qualities, uncovering details embedded within and obscured by the existing walls, as in the case of a ruin located in the space between the staircase and the waiting area for the classrooms on the ground floor.

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