2022
Bodàr
Edoardo Fanteria
filoferro architetti
Milena Petkovic
AEI progetti
| Concorso di progettazione |
L’area si configura come una zona di transizione tra città consolidata e sistema infrastrutturale di scala territoriale. Nonostante la frammentazione causata da infrastrutture e tracciati, questi elementi generano relazioni, dando luogo a una condizione ibrida tra spazi urbani differenti.
L’intervento punta a trasformare queste discontinuità in una soglia urbana capace di riordinare il contesto. L’area del parcheggio e della nuova piazza assumono un ruolo centrale nella riconnessione tra centro storico e stazione. Il progetto affronta la differenza di quota attraverso piani inclinati che collegano città e area industriale dismessa, definendo uno spazio pubblico integrato con le infrastrutture.
Il nuovo nodo urbano, definito dalla sovrapposizione tra piazza e parcheggio, si configura come una cerniera capace di riconnettere diverse polarità urbane. L’estensione dello spazio di viale Vico all’interno dell’area di progetto crea una relazione inedita tra città consolidata e area intermodale, guidando i flussi pedonali verso un paesaggio in cui natura e artificio, movimento e sosta convivono. La superficie piegata diventa una soglia di passaggio tra due dimensioni: da un lato quella stratificata del tessuto urbano, dall’altro quella organizzata dalle infrastrutture e dai resti post-industriali. Il bordo del Corso Francesco Vico è reinterpretato come uno spazio pubblico lineare, ampliato verso l’area dell’ex Officina. Questa dilatazione consente alla piazza di estendersi fino alla quota più bassa, integrando il sistema del verde esistente.
Il nuovo spazio pubblico si articola in una sequenza di superfici vegetali e pavimentate, dove paesaggio naturale e costruito coesistono. Questa varietà genera molteplici modalità d’uso: luogo di incontro, attraversamento, eventi, ma anche spazio di isolamento e contemplazione. Il collegamento tra le diverse quote avviene tramite una rampa diretta o percorsi più liberi, che permettono di sperimentare le diverse atmosfere del progetto. La piazza e il parcheggio si configurano in questi termini come una piattaforma di scambio tra realtà e mobilità differenti, interpretando le dinamiche di una città contemporanea alimentata da flussi che agiscono a diverse velocità e necessitano di forme di reciprocità e complementarità. La proposta ambisce a coniugare, con diversi livelli di intensità, la connessione tra mobilità leggera e mobilità pesante, individuando degli spazi gradiente nei quali possano avvenire i passaggi tra esse.
The new urban hub, defined by the overlap between the square and the car park, acts as a hinge capable of reconnecting various urban focal points. The extension of Viale Vico into the project area creates a novel relationship between the established city and the intermodal zone, guiding pedestrian flows towards a landscape where nature and the built environment, movement and rest coexist. The folded surface becomes a threshold between two dimensions: on one side, the layered fabric of the urban environment; on the other, the landscape organised by infrastructure and post-industrial remains. The edge of Corso Francesco Vico is reimagined as a linear public space, extending towards the site of the former workshop. This extension allows the square to stretch down to the lowest level, integrating with the existing green spaces.
The new public space is organised into a sequence of green and paved areas, where the natural and built landscapes coexist. This variety gives rise to a multitude of uses: a place for meeting, passing through and hosting events, but also a space for solitude and contemplation. The connection between the different levels is achieved via a direct ramp or more open pathways, allowing visitors to experience the project’s diverse atmospheres. In this way, the square and car park function as a platform for exchange between different realities and forms of mobility, reflecting the dynamics of a contemporary city driven by flows operating at different speeds and requiring forms of reciprocity and complementarity. The proposal aims to combine, with varying degrees of intensity, the connection between light and heavy mobility, identifying transitional spaces where movement between them can take place.