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Museo della Scienza

  • Luogo

    Roma | Italia

  • Committente

    Roma capitale Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica

  • Anno

    2023

  • Architettura

    Bodàr
    Industria38
    Laura Mucciolo
    Mattia Baldini
    Mikhail Fabiani
    Viviana Ragnini

  • Strutture

    AEI progetti

  • Impianti

    ADV Associati

Status
Concorso di progettazione

Molte città avevano tre nomi: uno pubblico, uno sacro e uno segreto. Il nome pubblico della Città Eterna era ed è Roma, quello sacro Flora, mentre quello segreto è ancora un mistero. Il segreto era questione importante e relativa al rispetto assoluto della vita arcana. Qualcuno ha provato a suggerire come il nome segreto di Roma risieda nel palindromo Amor.
Questo progetto per il Forum della scienza e del metodo scientifico vuole evidenziare l’assunzione di una posizione nei confronti dell’Amore (bellezza), della Natura (equilibrio/cosmo) e delle molteplicità nel dialogo sul ruolo che la scienza ha svolto e dovrà svolgere nel processo evolutivo della civiltà, o meglio, del ruolo dell’uomo empirico/scientifico nei grandi argomenti che ne perimetrano l’esistenza. Le membra dell’esistente sono utilizzate come spoglie immanenti del passato, in grado di accogliere nuovi organi che appaiono come una nebulosa indefinita di oggetti necessari. Penetrato il recinto, la massa si dissolve lasciando intravedere vasti diaframmi biologici che si insinuano nell’architettura fatta di elementi sintetici, ad annunciare un principio insediativo che non fa altro che ri-organizzare ciò che l’abbandono ha già costituito. Il non-costruito configura il disegno in forma costante di recinti verdi che cingono e delimitano gli spazi funzionali quale testo sul superamento dell’architettura come dualismo tra naturale e artificiale. Oppure, sperimentazione della possibilità che il biologico possa porsi sia come condizione di architettura (e non ornamento) sia, in prospettiva, come condizione di oblio dell’edificio stesso.

Diaframmi biologici

Impluvium

Si individua così un paesaggio continuo di dispositivi verdi che influenza il benessere dell’abitare, trasmissione, senza interruzioni, tra esterni e interni del corpo architettonico. Su via Guido Reni, oltre il muro preesistente, la presenza di volumi che si organizzano tecnicamente e formalmente come “impluvi”, instaura una relazione geometrica anti-proporzionale. La cortina muraria da recinto diventa teca che lascia intravedere il paesaggio vegetale interno. Al di là del muro, la permanenza della galleria centrale viene confermata come cardo distributivo, perno connettivo di transizione tra ambiti. Assi trasversali minori incrociano la galleria ed emergono quali volumi di collegamento verticale.
Il cardo diviene asse deterministico, quasi “classico”, tra funzioni accorpate per logiche funzionali e d’uso. Da ovest, la composizione individua, in sequenza, servizi e spazi amministrativi, bookshop, foyer, sala espositiva per le collezioni temporanee, auditorium. Ai livelli superiori invece le esposizioni permanenti, temporanee e on-demand. Sempre da ovest, nel corpo sud, sono collocati gli spazi tecnici e i depositi facilmente raggiungibili, altre camere verdi che mantengono memoria dell’archeologia industriale conservandone l’ossatura delle strutture, biblioteca, laboratori di ricerca e per l’educazione e il public- engagement; al livello superiore, uffici e centro di documentazione sono connessi da una ulteriore camera verde. Le sezioni mostrano la complessa variazione spaziale dove convivono camere verdi insediate sotto archeologie industriali e spazi espositivi accolti sotto grandi impluvi che, come chiome, coprono le esposizioni aprendosi, dilatandosi e contraendosi. Questi sono strumenti di connessione terra-cielo, macchine per il tempo cronologico e meteorologico, raccolgono le piogge e la condensa per sfamare il biologico, illuminano le esposizioni come radure di luce nell’ombra, sotto la quale il susseguirsi sincopato degli appoggi e lo svelarsi di fasci luminosi sintetizzerà un immaginario boschivo traslato nel campo del verosimile.

Impluvium

This creates a continuous landscape of green features that enhances the quality of life within the building, facilitating a seamless transition between the exterior and interior spaces of the architectural structure. On Via Guido Reni, beyond the existing wall, the presence of volumes organised technically and formally as ‘basins’ establishes an anti-proportional geometric relationship. The enclosure wall becomes a display case offering glimpses of the internal green landscape. Beyond the wall, the central gallery remains as a distributive axis, a connecting pivot facilitating the transition between spaces. Minor transverse axes intersect the gallery and emerge as vertical connecting volumes.
The central axis serves as a definitive, almost ‘classical’ framework, linking functions grouped according to their practical and operational logic. From the west, the layout features, in sequence, service and administrative areas, a bookshop, a foyer, an exhibition hall for temporary collections, and an auditorium. On the upper levels, meanwhile, are the permanent, temporary and on-demand exhibitions. Also from the west, in the southern wing, are the easily accessible technical spaces and storage areas, further green rooms that preserve the memory of industrial archaeology by retaining the structural framework of the buildings, a library, and research, educational and public engagement laboratories; on the upper level, offices and a documentation centre are connected by a further green room. The sections reveal the complex spatial variation where green rooms sit beneath industrial heritage and exhibition spaces are housed beneath vast canopies which, like tree tops, cover the exhibitions, opening, expanding and contracting. These are instruments connecting earth and sky, machines for chronological and meteorological time; they collect rain and condensation to nourish the organic, illuminating the exhibitions like glades of light in the shade, beneath which the syncopated succession of supports and the unveiling of beams of light will synthesise a forest imagery translated into the realm of the plausible.

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Ex Frigorifero Militare